Foto A nove anni di distanza.....

A nove anni di distanza.....

Vita e storia dei caduti nella lotta contro la mafia

14/03/2005 Solo ora, a nove anni di distanza, si è venuti a conoscenza che la morte di
Emanuele Piazza
è avvenuta il 16 marzo. I genitori ed i familiari non potendo pregare sulla Sua tomba pregheranno per il suffragio della Sua Anima il 16 marzo durante la S.Messa che verrà celebrata alle 19.00 nella Chiesa "Maria Ausiliatrice" in via Sampolo n.71 Palermo, 14 marzo 1999 Emanuele Piazza Il suo nome in codice era "topo". Collaborava con il Sisde, il servizio segreto civile. Il suo compito era quello di infiltrarsi nelle potenti cosche dei corleonesi, quella di Resuttana e San Lorenzo. <>. Ma il collaboratore Emanuele Piazza, 30 anni, figlio di un noto avvocato di Palermo, ex poliziotto e con l'aspirazione dello 007, non diventò mai un effettivo dei Servizi. Di lui si sono perse le tracce, il 15 marzo 1990. La notizia della sua scomparsa rimase parecchi giorni rigorosamente segreta. Nessuna indiscrezione trapelò su questa vicenda che venne fuori dopo alcuni mesi di indagini di un giornalista. L'inchiesta era condotta inilzialmente dal giudice Giovanni Falcone. I famiiiari di Emanuele non si sono dati mai pace, il padre, l'avvocato Giustino Piazza, ha sempre sostenuto che suo figlio "Fu mandato allo sbaraglio da gente irresponsabile che lo aveva illuso". L'accusa è rivolta al Sisde e ad alcuni funzionari dei Servizi, definiti dal padre di Emanuele "gente senza scrupoli che ha bisogno di carne da macello per le loro sporche faccende". "Mio figlio è morto - ha detto - perché questi mascalzoni gli avevano detto che prima o poi sarebbe diventato un vero agente segreto. Ed il mio povero Emanuele c'è caduto". Secondo l'avvocato Piazza, inizialmente i responsabili del Sisde di Palermo minimizzarono il ruolo del figlio e tentarono anche di negare che collaborava con i Servizi. Ma l'aspirante 007 era inserito nei libri paga e percepiva un compenso di un milione e mezzo al mese. Alto poco meno di un metro e 75, robusto, atletico, esperto di lotta libera e karatè, Emanuele Piazza per due anni era stato in polizia, aveva frequentato il corso delle teste di cuoio ad Abbasanta in Sardegna. Poi era stato assegnato al servizio di sicurezza del Quirinale. Ma lui voleva fare il poliziotto e dopo alcuni mesi fu assegnato alla sezione narcotici della Squadra mobile romana. Nel 1985 lasciò la polizia e ritornò a Palermo. Ma il suo pallino era diventare agente segreto e trovò gli agganci per entrare a far parte, sia pure a part time, del Sisde. Quando scomparve dalla sua villetta di Sferracavallo, gli investigatori trovarono in alcuni cassetti una lista su carta intestata del ministero degli Interni con i nomi di grossi latitanti di mafia. Anche il suo omicidio è stato svelato dopo parecchi anni dai pentiti: il giovane agente, rivelò, Giovambattista Ferrante, venne eliminato per impedirgli di proseguire la caccia ai latitanti. Attirato in un tranello, venne strangolato ed il suo corpo squagliato nell'acido, secondo un preciso rituale mafioso. Recentemente il pubblico ministero ha chiesto la condanna all'ergastolo per tre presunti mafiosi e 204 anni di carcere per altre otto persone coinvolte nel delitto.
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